Il 14 settembre 1938 nacque a Firenze il celebre giornalista, acuto osservatore e rinomato scrittore Tiziano Terzani. La sua vita, interamente dedicata alla curiosità e alla narrazione del mondo, si concluse il 28 luglio 2004.
Nonostante la sua lunga e prestigiosa carriera nel giornalismo internazionale, Terzani è conosciuto in Italia e nel mondo principalmente come scrittore, grazie alla profondità e all’umanità dei suoi numerosi libri. Oggi, è unanimemente riconosciuto come uno dei massimi e più influenti scrittori italiani del Ventesimo secolo. La sua figura intellettuale si distinse per essere una delle menti più lucide, progressiste e profondamente orientate alla non violenza del suo tempo, un punto di riferimento morale per intere generazioni di lettori.
Il suo percorso professionale prese avvio dopo la laurea in giurisprudenza conseguita con lode presso l’Università di Pisa. Iniziò a lavorare per l’Olivetti, un incarico che si rivelò fondamentale, poiché gli permise di intraprendere numerosi viaggi, prima attraverso l’Europa e, successivamente, in Oriente. Questa esperienza nomade alimentò il suo innato desiderio di esplorazione e conoscenza. Nel 1968, si trasferì in California per frequentare la prestigiosa Stanford University, dove non solo studiò, ma approfondì la lingua cinese, maturando un’irresistibile e profonda attrazione per il mondo orientale e le sue complesse culture millenarie.
Spinto dalla vocazione per il reportage e il racconto diretto, Terzani decise di lasciare l’Olivetti per intraprendere la carriera giornalistica a tempo pieno. Fu ingaggiato dal celebre settimanale tedesco Der Spiegel di Amburgo come corrispondente per il Sud-Est Asiatico. Si stabilì a Singapore, iniziando una fase cruciale della sua vita professionale.
Impegnato a narrare sul campo il conflitto in corso, fu uno dei pochi e coraggiosi giornalisti a testimoniare in prima persona la caduta di Saigon durante la guerra del Vietnam. Dopo questo evento storico, nel 1975, si trasferì a Hong Kong e, nel 1978, fu in prima linea per documentare gli sviluppi drammatici dell’invasione della Cambogia da parte del Vietnam, un conflitto che, come tristemente noto, portò a un vero e proprio olocausto. Il suo sogno di una vita si realizzò nel 1980, quando si stabilì a Pechino come corrispondente fisso.
Verso la fine della sua esistenza, dovette affrontare una malattia, un tumore, che lo portò a risiedere per diversi anni in India, dove approfondì la sua ricerca spirituale. Infine, si ritirò all’Orsigna, l’amato rifugio sull’Appennino tosco-emiliano, dove si spense nel 2004.
Le sue riflessioni sul viaggio e sulla malattia sono quanto mai illuminanti: «Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere, e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio, involontario, il più impegnativo…» e, con la sua inconfondibile ironia e curiosità: «Ormai mi incuriosisce più morire. Mi dispiace che non potrò scriverne»