Come se fosse antani – Amici Miei

L’espressione “COME SE FOSSE ANTANI, con lo scappellamento a destra!” è molto più di una semplice citazione cinematografica; essa è diventata l’emblema della supercazzola, un neologismo che definisce l’arte di improvvisare discorsi astrusi, privi di senso logico ma pronunciati con autorità e velocità, con l’intento di confondere l’interlocutore. Come recita la famosa battuta del film: “Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione!”

Questa filosofia è l’anima di AMICI MIEI, il capolavoro della commedia all’italiana, girato in gran parte nella vibrante cornice di Firenze. Il film fu inizialmente concepito e scritto da Pietro Germi che, purtroppo, morì nel 1974 senza riuscire a realizzarlo. La direzione passò quindi a Mario Monicelli, che portò l’opera nelle sale il 24 ottobre 1975.

La pellicola non è frutto di pura invenzione, ma fu ispirata da “zingarate” realmente combinate da un gruppo di cinque amici a Castiglioncello (Livorno) negli anni Trenta. Il sodalizio includeva figure eccentriche e colte: l’architetto Ernesto Nelli; il giornalista Silvano Nelli; Cesarino Ricci, stretto collaboratore di Silvano; e due personaggi le cui vite ispirarono direttamente i protagonisti del film.

Uno era Mazzingo Donati, medico immunologo fiorentino noto per la sua goliardia e per aver effettuato il primo trapianto di midollo osseo al mondo; egli ispirò il cinico e ironico Dottor Sassaroli. L’altro era Giorgio Menicanti, giovane nobile del luogo che, sperperando un immenso patrimonio in gioventù, compì più volte il giro del mondo. Rientrato in miseria, ma con la bizzarra compagnia di un orso al guinzaglio, fu il modello per il decaduto e sognatore Conte Mascetti.

Il film ha donato alla lingua italiana la parola “supercazzola” (ovviamente con lo scappellamento a destra!), cementando un’eredità di ironia surreale e dissacrante,  come se fosse antani!