Il lampredotto

by

Il Lampredotto è un’autentica istituzione della gastronomia fiorentina, un piatto che incarna l’essenza della cucina popolare e della tradizione culinaria più verace della città. La sua composizione si basa sull’utilizzo di una delle quattro sezioni dello stomaco dei bovini, l’abomaso, noto anche come “quarto stomaco”. Questa parte, dopo un’accurata pulitura, viene cotta a lungo in un brodo aromatico a base di cipolla, pomodoro, prezzemolo e altre verdure, conferendole una consistenza morbida e un sapore unico e deciso.

Storicamente, il lampredotto è l’emblema del piatto povero, nato dalla necessità di utilizzare anche le parti meno nobili delle bestie macellate. La sua preparazione semplice ma sapiente lo ha elevato al rango di cibo da strada per eccellenza, divenendo il vero e proprio street food più comune e amato dai fiorentini.

La sua diffusione capillare nel tessuto urbano è garantita dalla presenza massiccia dei “lampredottai” (o trippai), chioschi mobili o piccoli furgoni che rappresentano una vera e propria rete gastronomica popolare. Questi maestri del cibo di strada servono il lampredotto prevalentemente all’interno di un panino (la cosiddetta semelle), il cui mezzo superiore viene tipicamente bagnato e inzuppato nel brodo di cottura, aggiungendo un tocco di umidità e sapore. L’accompagnamento immancabile è la tradizionale salsa verde, una miscela a base di prezzemolo, capperi e acciughe, che ne esalta il gusto con una nota fresca e leggermente acidula.

Una curiosità affascinante riguarda l’etimologia del nome stesso: il termine “lampredotto” deriva dalla lampreda, un vertebrato acquatico primitivo appartenente al gruppo degli Agnati. La bocca della lampreda, caratterizzata da una forma rotonda e da una colorazione specifica, richiamava per similitudine visiva e cromatica l’aspetto dello stomaco del bovino dopo la cottura. Questa curiosa associazione zoologica ha così battezzato il piatto, confermandone l’origine antica e profondamente radicata nella cultura fiorentina.