l termine “moccolo” fa strettamente riferimento alla scolatura di cera delle candele. L’espressione “fare da terzo incomodo” è legata all’usanza dei nobili di un tempo che, in cerca di relazioni extraconiugali, richiedevano la presenza di un fedele servitore
Secoli fa, quando i nobili o i giovani amanti si incontravano di notte in vicoli bui, avevano bisogno di qualcuno che illuminasse la strada (o l’angolo del cortile). Spesso era un servitore o un ragazzino che restava lì, fermo e silenzioso, a tenere in mano la candela accesa mentre.
Chi reggeva il moccolo vedeva tutto ma non partecipava a nulla. Era lì solo per “servizio”, diventando una presenza tanto necessaria quanto imbarazzante e ignorata divenendo così un testimone indesiderato e superfluo.
A Firenze, il “moccolo” non è solo la candela. È anche un sinonimo molto comune per la bestemmia o l’imprecazione colorita.
“Tirare un moccolo”: Significa lanciare un’imprecazione sonora.
Si dice che derivi dall’abitudine di imprecare quando la candela (il moccolo) si spegneva improvvisamente lasciando tutti al buio, oppure dal fatto che le imprecazioni “bruciano” come la fiamma di una candela.























































