Oh Buhaioli, c’è le paste!

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L’espressione dialettale fiorentina “Oh bucaioli, c’è le paste!” è diventata nel tempo un vero e proprio tormentone, un richiamo popolare che evoca immediatamente la tradizione e la vita quotidiana del capoluogo toscano. L’origine di questo modo di dire è incerta e dibattuta, e storicamente si concentrano due ipotesi principali che ne spiegano la nascita.

La prima teoria associa l’appellativo dispregiativo (o affettuoso) di “bucaioli” a una specifica categoria di commercianti che lavoravano nel cuore della città, in particolare nella zona di San Lorenzo. “Bucaioli” era il nomignolo dato a quei bottegai che gestivano le loro attività commerciali all’interno dei locali seminterrati, spesso definiti “buche” o scantinati del centro storico. Si trattava di spazi angusti, situati sotto il livello stradale (alcuni oggi adibiti a ristoranti).

Secondo questa ricostruzione, all’ora di pranzo, i ristoratori o i venditori ambulanti che attraversavano le strade sovrastanti utilizzavano proprio l’espressione “Oh bucaioli!” per richiamare l’attenzione di questi commercianti e annunciare l’arrivo del cibo. Il richiamo serviva per farli uscire dalle loro “buche” e acquistare il pasto.

 

Una seconda, teoria assegna l’appellativo di “bucaioli” ai renaioli, gli uomini la cui dura professione consisteva nel raccogliere la rena (sabbia) dal letto del fiume Arno. Questa operazione veniva effettuata con grandi pale che, sollevando la rena, lasciavano delle vere e proprie “buche” o depressioni nell’alveo del fiume, da cui l’epiteto.

All’ora del pranzo (i’ desinare), che per queste famiglie operaie spesso prevedeva un piatto sostanzioso come la pastasciutta, erano le mogli dei renaioli a utilizzare questa espressione, gridando dalla riva del fiume o da casa per richiamare i mariti che lavoravano nell’Arno: “OH BUHAIOLI C’È LE PASTE!!”.

Indipendentemente dalla sua vera origine, il tormentone è sopravvissuto come un’autentica e colorita espressione della tradizione fiorentina.

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