Lapide posta ai piedi del Battistero, lato Duomo
Paradiso – Canto XXV vv 1 – 9
” SE MAI CONTINGA CHE ‘L POEMA SACRO
AL QVALE HA POSTO MANO E CIELO E TERRA
SI CHE M’HA FATTO PER PIV ANNI MACRO,
VINCA LA CRVDELTA CHE FVOR MI SERRA
DEL BELLO OVILE, OV’IO DORMì AGNELLO
NIMICO AI LVPI, CHE LI DANNO GVERRA,
CON ALTRA VOCE OMAI, CON ALTRO VELLO
RITORNERO POETA, ED IN SVL FONTE
DEL MIO BATTESIMO PRENDERO ‘L CAPELLO”
“Se mai dovesse accadere che il sacro poema, al quale hanno collaborato sia il Cielo ( l’esperienza divina) che la Terra (l’esperienza umana), e che mi ha reso emaciato per molti anni (per la fatica che mi è costata), riesca a sconfiggere la crudeltà [dei miei nemici] che mi tiene escluso dal bell’ovile (Firenze), dove da giovane (‘agnello’) ho dormito, nemico ai lupi che le fanno guerra, allora io tornerò come poeta, con una nuova fama (‘altra voce’) e onore (‘altro vello’), e riceverò l’alloro poetico sulla fonte del mio Battesimo [il Battistero di San Giovanni].”
Dante definisce la Commedia “sacra” non solo per il tema ma perché è un’opera di vasta portata. L’espressione “Cielo e Terra” ne indica l’importanza e l’ispirazione universale. “Fatto… macro” (reso magro) è una captatio benevolentiae che evidenzia l’enorme sforzo fisico e morale che la composizione gli è costata durante gli anni dell’esilio. La “crudeltà” si riferisce ai suoi nemici politici (i Guelfi Neri) che lo condannarono all’esilio. Il “bello ovile” (il bell’ovile del pastore) è una metafora affettuosa e biblica per la sua città natale, Firenze, vista come un luogo protetto. Dante immagina di tornare non più come il giovane guelfo esiliato, ma come un poeta di fama mondiale. Il culmine della sua speranza. La “fonte del Battesimo” è il Battistero di San Giovanni. Il “capello” è la corona d’alloro, simbolo del poeta laureato. Dante desidera ricevere il sommo onore poetico non in una corte straniera, ma nel luogo più sacro e significativo della sua città.
In sintesi, i versi esprimono la più profonda speranza di Dante: che il valore universale della sua opera possa essere riconosciuto, costringendo i suoi nemici a richiamarlo dall’esilio e a incoronarlo poeta nella sua amata Firenze, come meritato onore per la sua vita e la sua fatica.










































