Lapide posizionata al centro del Ponte Vecchio, sotto la loggia.
Inferno – canto XIII – v 146
” . . . IN SVL PASSO D’ARNO.”
Per comprendere bene il significato, è essenziale considerare l’intera terzina.
qui il dannato quindi rivela di essere originario di Firenze, città che mutò il proprio protettore da Marte a san Giovanni Battista e per questo è vittima di continue guerre (solo la statua del dio pagano sull’Arno, di cui sopravvive un frammento, la preserva dalla totale distruzione).
Dice che Marte, per vendetta del cambio di patrono, renderà sempre infelice Firenze (“la farà trista”).
Subito dopo aggiunge che, se non fosse per il fatto che sul ponte dell’Arno rimane ancora un frammento della statua di Marte (si crede fosse un resto della statua romana collocata sul Ponte Vecchio), i fiorentini che ricostruirono la città l’avrebbero fatto inutilmente, perché l’ira del dio l’avrebbe già distrutta completamente.
In breve, il verso 146 significa che la sopravvivenza di Firenze è dovuta a quel “passo d’Arno” (il ponte) dove si trova l’unica traccia rimasta del vecchio protettore.










































