lapide che è posizionata in Via del Corso vicino ai civici 1r e 3r
Paradiso, Canto XV, vv. 112-114
” BELLINCIONI BERTI VID’IO ANDAR CINTO
DI CVOIO E D’OSSO, E VENIR DALLO SPECCHIO
LA DONNA SVA SANZA IL VISO DIPINTO.”
“Io vidi (ai miei tempi) Bellincion Berti (un uomo di alto lignaggio) camminare con una cintura fatta semplicemente di cuoio e di osso, e vidi sua moglie allontanarsi dallo specchio senza essersi truccata il viso (o, senza essersi imbellettata).”
Questi tre versi offrono un vivido esempio concreto della sobrietà e del pudore di cui Cacciaguida aveva parlato in generale poco prima (vv. 97-99). Per rendere la sua descrizione più potente, egli cita due figure storiche fiorentine ben note al tempo di Dante:
Bellincion Berti: Era un nobile fiorentino di alto rango (padre della “buona Gualdrada”, figura di virtù), vissuto nel XII secolo. Cacciaguida lo usa come simbolo della nobiltà antica, che era modesta e non ostentava ricchezza.
“Cinto di cuoio e d’osso”: La sua cintura, parte dell’abbigliamento maschile, era semplice e frugale, fatta di materiali poveri e funzionali (cuoio) o di poco valore (osso). Questo è l’opposto dei ricchi cinturoni adorni d’oro e di gemme in voga al tempo di Dante.
La Donna Sua: La moglie di Bellincion Berti (o per estensione, la donna fiorentina dell’epoca).
“Sanza il viso dipinto”: Ella lasciava lo specchio senza essersi truccata (“dipinto” il viso). Questo dettaglio è la prova del pudore e della modestia femminile di un tempo. La donna di quell’epoca non sentiva il bisogno di alterare il suo aspetto con cosmetici, simbolo della vanità e della superficialità che Dante condannava nella Firenze contemporanea.










































