Via De’ Tornabuoni – Inferno – Canto XVII – vv 58 – 60

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Questa lapide che si trova in via de’ Tornabuoni vicino al civico 1r.

stemma: Famiglia Gianfigliazzi.

Inferno – Canto XVII – vv 58 – 60

” . . . COM’IO RIGVARDANDO TRA LOR VEGNO,
IN VNA BORSA GIALLA VIDI AZZVRRO,
CHE D’VN LEONE AVEVA FACCIA E CONTEGNO.”

E mentre io mi avvicinavo per osservarli, in una borsa di colore giallo ne vidi un’altra di colore azzurro (il simbolo), che aveva l’aspetto e la figura di un Leone.

 

In questi versi, Dante si trova nella settima bolgia (quella degli usurai) e osserva le anime che piangono con appese al collo delle borse che mostrano i loro stemmi familiari.

“Mentre io mi addentro osservandoli con attenzione, vidi su una borsa di colore giallo l’immagine di un leone azzurro, che aveva l’aspetto e l’atteggiamento di un leone [araldico].”

Dante non nomina l’usuraio in questione, ma lo identifica attraverso lo stemma dipinto sulla borsa.

“in una borsa gialla vidi azzurro”: La borsa (il mezzo attraverso cui il dannato espone la sua vergogna e ossessione) è gialla. Sulla borsa c’è un’insegna araldica di colore azzurro. “che d’un leone aveva faccia e contegno”: Lo stemma è un leone. Gli studiosi identificano quasi unanimemente questo stemma (leone azzurro in campo giallo) come quello della famiglia fiorentina dei Gianfigliazzi, noti usurai. Dante prosegue poi identificando altri usurai tramite i loro stemmi, mostrando come l’ossessione per il denaro abbia ridotto queste persone a semplici insegne del loro vizio.

Dante colloca un membro della casata Gianfigliazzi, in quanto si sono arricchiti grazie al denaro e non al duro lavoro, nel terzo girone del VII cerchio dell’inferno costretti a restare seduti nel sabbione arroventato dalla pioggia di fiammelle.

 

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