Lapide posizionata all’interno del cortile di Palazzo Vecchio
stemma: Famiglia Degli Uberti
Paradiso – Canto XVI – vv 109 – 110
” OH QVALI VIDI QVEI CHE SON DISFATTI
PER LOR SVPERBIA !”
“Oh, quanto in alto vidi coloro che ora sono in rovina a causa della loro superbia!
- “OH QVALI VIDI”: L’esclamazione enfatizza la sorpresa e l’importanza della visione passata. Il termine “quali” in questo contesto si usa per indicare “quanto grandi” o “quanto potenti” erano un tempo.
- “QVEI CHE SON DISFATTI”: Si riferisce a quelle famiglie fiorentine che Cacciaguida aveva visto al culmine della loro potenza e ricchezza, ma che, al tempo in cui parla (e al tempo di Dante), sono ormai decadute, rovinate e disperse, perdendo la loro influenza.
- “PER LOR SVPERBIA”: È la causa diretta della loro rovina. La superbia (l’eccessiva presunzione e l’arroganza) è il vizio che, secondo Cacciaguida, ha portato alla corruzione morale e quindi alla distruzione materiale e politica di queste antiche casate di Firenze.
In sintesi, Cacciaguida lamenta e sottolinea che molte illustri famiglie del passato di Firenze sono state punite e distrutte dalla loro stessa arroganza e ambizione smodata.
Le famiglia in questione è quella degli Uberti: la loro superbia li portò alla rovina e all’esilio dalla città dopo essersi ribellati agli Ordinamenti Comunali. Le case-torri degli Uberti sorgevano un tempo, maestose, proprio dove oggi si trova Palazzo Vecchio.










































