L’ Alluvione, notte del 4 Novembre 1966.

L’ Alluvione, notte del 4 Novembre 1966.

La crono-storia della notte dell’Arno:

Pioveva ininterrottamente da due giorni, l’Arno era in piena ma la preoccupazione tra i fiorentini non era eccessiva in quanto succedeva spesso di vedere il fiume in piena in autunno.

Quella notte però accadde l’imprevedibile:

ore 00.16 in mezza Toscana si verificano  smottamenti e frane a causa dell’acqua (quella notte cadranno tra i 180 e i 200 litri su mq), l’Arno straripa a Ponte a Poppi allagando il paese;

ore 01.00 l’Arno straripa in località La Lisca;

ore 01.30 l’acqua affiora dalle fogne in piazza Mentana;

ore 02.00 il torrente Mugnone rompe gli argini e straripa presso il parco delle Cascine;

ore 02.30 l’Arno straripa alla Nave a Rovezzano, Varlungo e San Salvi;

ore 03.30 un Sottufficiale dei vigili del fuoco vedendo l’acqua zampillare dai muretti telefona al comando per dare l’allarme,

ore 03.48 prima notizia ANSA situazione in Toscana sempre più grave,  Incisa Valdarno invasa dalle acque;

ore 04.00 le acque dell’Arno invadono Lungarno Cellini, correndo per via dei Renai sommergono San Niccolò, Santo Spirito, San Frediano, Santa Croce,  Isolotto, San Bartolo a Cintoia;

ore 04.30 allagate Badia a Settimo, San Colombano e Lastra a Signa;

ore 05.00 l’Arno straripa nel Lungarno Acciaioli e Lungarno alle Grazie, a San Piero a ponti il Bisenzio rompe l’argine e le acque invadono San Mauro a Signa e Campi Bisenzio, Montelupo è sommersa dalle acque del fiume Pesa che non confluiscono in Arno;

ore 6.50  cede la spalletta di Piazza Cavalleggeri, le acque invadono la Biblioteca Nazionale e il quartiere Santa Croce;

ore 07.00 la tipografia de La Nazione (allora era in piazza Santa Maria Maggiore) è allagata da 5 metri di acqua

ore 08.30 L’Ombrone rompe gli argini a Castelletti vengono sommersi Lecore, Sant’Angelo a Lecore, Le Miccine, San Giorgio a Colonica e parte di Prato;

ore 09.00 le acque inondano Piazza del  Duomo;

ore 09.30 in alcune zone del centro l’acqua ha raggiunto il primo piano delle abitazioni;

ore 14.30 le acque inondano il quartiere San Martino a Campi;

ore 20.00 l’Arno inizia finalmente lentamente a calare a Firenze, mentre interessa ancora la zona dell’Empolese.

Nella notte tra il 4 e il 5 Novembre l’Arno inonda Castelfranco di sotto, Santa Croce sull’Arno, Pontedera, a Pisa crollerà il Ponte Solferino.

Benvenuto Cellini

Benvenuto Cellini

Il 1 novembre del 1500, nella culla del Rinascimento, vide i natali Benvenuto Cellini, una figura che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte. La sua versatilità artistica fu eccezionale: Cellini fu un abile scultore, un meticoloso orafo, un talentuoso argentiere e un perspicace scrittore, meritandosi a pieno titolo la fama di artista poliedrico e uno dei massimi esponenti del Manierismo italiano. Questa corrente artistica, fiorita dopo il culmine del Rinascimento, si distinse per la sua eleganza formale, la complessità compositiva e una certa enfasi sull’artificio e sulla virtuosità tecnica, tutte caratteristiche riscontrabili nelle opere di Cellini.

Tuttavia, la sua vita fu tanto brillante nell’arte quanto turbolenta nella sfera personale. Cellini era noto per il suo carattere irrequieto, impulsivo e violento. Tale indole lo portò spesso a scontrarsi con la legge e con i suoi contemporanei. Un esempio emblematico si verificò quando era ancora un adolescente: a soli sedici anni, fu costretto all’esilio a Siena in seguito a una violenta rissa, un presagio della vita tempestosa che lo attendeva.

Il suo percorso esistenziale fu macchiato da gravi crimini. Nel corso degli anni, Cellini si rese responsabile di diversi omicidi, spesso commessi per motivi ritenuti futili o per questioni d’onore. La sua condotta sfrenata lo portò anche a essere condannato per sodomia; la pena stabilita fu di quattro anni di carcere, sebbene, grazie a intercessioni e forse alla sua fama, riuscì a scontare la reclusione agli arresti domiciliari.

Nonostante le vicissitudini giudiziarie e i suoi controversi comportamenti, il genio di Cellini fu riconosciuto e apprezzato dalle più alte cariche dell’epoca. In particolare, fu l’illuminato duca Cosimo I de’ Medici a dargli rifugio e a elevarlo al prestigioso ruolo di scultore di Corte a Firenze. Fu proprio sotto il patrocinio di Cosimo I che Cellini realizzò alcune delle sue opere più celebri e monumentali. Tra queste spiccano il suo busto e la magnifica statua in bronzo del Perseo con la testa di Medusa, un capolavoro che simboleggia la vittoria della virtù sulla malvagità. L’opera è tuttora ammirabile nella sua imponenza e drammaticità nella Loggia dei Lanzi, in Piazza della Signoria, un luogo centrale della vita artistica fiorentina.

Infine, con l’avanzare dell’età, l’artista si dedicò a un’altra forma d’arte: la scrittura. Tracciando un bilancio della sua vita straordinaria e sregolata, Cellini compose la sua celebre autobiografia intitolata semplicemente “Vita”. Quest’opera non è solo un resoconto di memorie, ma un documento fondamentale che offre uno spaccato unico sulla società, sull’arte e sulle passioni indomite di uno dei personaggi più singolari del Cinquecento.