by Stefano Bruschi
L’espressione “COME SE FOSSE ANTANI, con lo scappellamento a destra!” è molto più di una semplice citazione cinematografica; essa è diventata l’emblema della supercazzola, un neologismo che definisce l’arte di improvvisare discorsi astrusi, privi di senso logico ma pronunciati con autorità e velocità, con l’intento di confondere l’interlocutore. Come recita la famosa battuta del film: “Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione!”
Questa filosofia è l’anima di AMICI MIEI, il capolavoro della commedia all’italiana, girato in gran parte nella vibrante cornice di Firenze. Il film fu inizialmente concepito e scritto da Pietro Germi che, purtroppo, morì nel 1974 senza riuscire a realizzarlo. La direzione passò quindi a Mario Monicelli, che portò l’opera nelle sale il 24 ottobre 1975.
La pellicola non è frutto di pura invenzione, ma fu ispirata da “zingarate” realmente combinate da un gruppo di cinque amici a Castiglioncello (Livorno) negli anni Trenta. Il sodalizio includeva figure eccentriche e colte: l’architetto Ernesto Nelli; il giornalista Silvano Nelli; Cesarino Ricci, stretto collaboratore di Silvano; e due personaggi le cui vite ispirarono direttamente i protagonisti del film.
Uno era Mazzingo Donati, medico immunologo fiorentino noto per la sua goliardia e per aver effettuato il primo trapianto di midollo osseo al mondo; egli ispirò il cinico e ironico Dottor Sassaroli. L’altro era Giorgio Menicanti, giovane nobile del luogo che, sperperando un immenso patrimonio in gioventù, compì più volte il giro del mondo. Rientrato in miseria, ma con la bizzarra compagnia di un orso al guinzaglio, fu il modello per il decaduto e sognatore Conte Mascetti.
Il film ha donato alla lingua italiana la parola “supercazzola” (ovviamente con lo scappellamento a destra!), cementando un’eredità di ironia surreale e dissacrante, come se fosse antani!
by Stefano Bruschi
“Amici Miei” evoca un’immortale nostalgia per un’amicizia goliardica.
Il bar Necchi in via dei Renai, a Firenze rappresentava il ritrovo preferito e il quartier generale dei protagonisti per organizzare le loro celebri “zingarate”.Il bar esiste tuttora ma con un nome diverso.
In onore del film “Amici miei” sabato 4 novembre 2017 in Via dei Renai sopra l’ex bar Necchi, venne installata una targa commemorativa:
QUI DAVANTI AL
“BAR NECCHI”
I PERSONAGGI DEL FILM
” AMICI MIEI”
Di “MARIO MONICELLI”
VIVONO SEMPRE NEL RICORDO DEI FIORENTINI.
La cerimonia di scoprimento si è tenuta in occasione di un raduno di fan della saga e in concomitanza con l’anniversario dell’Alluvione di Firenze del 1966, evento centrale nel film Amici miei – Atto secondo
by Stefano Bruschi
La scena si svolge di mattina, dopo il turno di notte al giornale. Il Perozzi si trova in auto, nel momento di passaggio tra il lavoro e la casa, e la sua voce fuori campo esprime il profondo malessere dell’uomo adulto e disilluso:
E poi è vero, oggi non mi va di stare solo, ci vorrebbe qualcuno con cui ridere, parlare…
Ma non una puttana, un’amico… ecco gli amici! Quelli si!
Proprio una gran voglia di vederli, di star con loro…
Ma a quest’ora l’unica è andare a casa.
Ci troviamo in Piazza Santa Croce.
by Stefano Bruschi
<< ma è tornato il figliolo del Perozzi! solo il figliolo del Perozzi può metter l’impermeabile alla macchina! >>
La frase è pronunciata, in un momento di acuta e disincantata riflessione sulla vita del figlio.
La scena si svolge quando il Perozzi, tornando a casa, vede l’auto del figlio coperta in modo scrupoloso e maniacale, quasi fosse un monumento da proteggere dalla pioggia o dalla polvere.
Il “figliolo del Perozzi” (Luciano) rappresenta l’esatto opposto del padre: è la quintessenza della serietà, della parsimonia borghese e dell’assenza di gioia di vivere.
La battuta sull’“impermeabile alla macchina” è una critica caustica a questa mentalità: un’auto è un bene materiale, e l’eccessiva cura che il figlio le riserva viene percepita come un’assurda fissazione che riflette la sua incapacità di godersi la vita, di essere “zingaro”.
La reazione del Perozzi, disgustato da tanta pedanteria, è riassunta in un’altra sua celebre, amara riflessione:
“Quando penso alla carne della mia carne divento subito vegetariano.”
Questo confronto generazionale sottolinea il tema centrale del film: la lotta degli amici contro la noia e la mediocrità borghese, incarnata perfettamente dal figlio del Perozzi.
Ci troviamo in via dei Peruzzi.
by Stefano Bruschi
“ Muoversi camminare al mio fianco, Niente domande…Voi farete da palo… io entrerò nel negozio!
Parola d’ordine: la signora cammina con la borsa, il fosso si salta senza rincorsa.
la comica preparazione di una zingarata minore, ci troviamo tra Piazza Santissima Annunziata e via dei Servi.
È la parodia perfetta dell’organizzazione criminale: l’assoluta serietà con cui viene imposto l’ordine (“Niente domande… camminare al mio fianco”) contrasta con la totale inutilità del piano e della “parola d’ordine”. Quest’ultima, un’accozzaglia di frasi fatte e senza senso, dimostra che la vera gioia per gli Amici Miei non è il risultato, ma la ritualità e la complicità della beffa.
by Stefano Bruschi
“…vede il dito? lo vede che stuzzica…!? “
Questo passaggio del film cult “Amici Miei”, rievoca la celeberrima “supercazzola” con cui il Conte Mascetti (Tognazzi) confonde l’incolpevole vigile Paolini, reo di aver notato la clacsonata dei burloni davanti al Bar Necchi.
La frase sul dito che “stuzzica” è un culmine di nonsenso, la geniale arte dell’improvvisazione goliardica che disarma l’autorità con un torrente di parole inventate. Una scena iconica che celebra lo spirito fiorentino della beffa.
Ci troviamo in via dei Renai.
by Stefano Bruschi
“ZINGARATA!”
La scena simboleggia la loro perpetua fuga dalla mediocrità e dalle responsabilità, un atto di ribellione spontaneo e indispensabile, che li vede abbandonare la tranquillità del loro covo per tornare in strada a tormentare il prossimo.
Ci troviamo in via dei Renai.
by Stefano Bruschi
Questa “zingarata” è un capolavoro di cinismo e satira sociale nel film Amici Miei. La presunta “distruzione dei paesetti” a Calcata Vecchia ( in provincia di Viterbo) per far posto all’ “Autostrada delle Ginestre” è una beffa ordita dal Necchi, qui ironicamente elevato a genio inventivo alla pari di Guglielmo Marconi.
La scena mette in ridicolo la modernizzazione selvaggia e l’assurdità della burocrazia. I finti ingegneri, con i loro “zac e zac” sui muri, scatenano il panico tra gli ignari paesani, evidenziando il potere distruttivo e irrazionale dell’autorità percepita. Calcata, con la sua bellezza antica, diventa la vittima perfetta della farsa.
by Stefano Bruschi
<< sbiriguda! supercazzola prematurata? >>
La frase, una delle variazioni della celeberrima Supercazzola, è pronunciata dal Conte Mascetti, quando tenta di parcheggiare la sua scassatissima macchina all’interno del cimitero adiacente a San Miniato al Monte.
Il dialogo completo con il guardiano del cimitero è uno dei momenti più iconici del cinema italiano, in cui la Supercazzola viene usata come arma linguistica per confondere l’autorità e ottenere il parcheggio:
Piazzale antistante la chiesa di San Miniato al monte
by Stefano Bruschi
La “Clinica del Dott. Sassaroli”, benché narrativamente situata a Pescia, è in realtà un edificio fiorentino in Viale Righi. Questa scelta, tipica delle produzioni cinematografiche, trasforma una palazzina privata in uno dei luoghi chiave di Amici Miei.
by Stefano Bruschi
La sequenza si svolge quando il signor Ambrosio, padre della minorenne Titti, infuriato per la relazione della figlia con il Conte Mascetti, si reca dalla moglie Alice, per avere spiegazioni e pretendere riparazione per l’onore della famiglia.
Ci troviamo accanto a piazza dell’isolotto, in Viale dei Pini.
by Stefano Bruschi
<< al binario 3 parte il locale per Empoli !!! >>
<< … ragazzi come si sta bene fra noi…. fra uomini….. ma perché non siamo nati tutti finocchi!!?? >>
Questo momento, incarna la filosofia di vita del gruppo: l’esaltazione dell’amicizia maschile come rifugio dalla serietà e dalle responsabilità.
La battuta, attribuita all’Architetto Melandri, arriva subito dopo la celebre zingarata degli schiaffi ai passeggeri in partenza. Essa celebra la spensieratezza e la solidarietà cameratesca, suggerendo in modo provocatorio che l’assenza di complicazioni sentimentali renderebbe la vita ancora più semplice e godibile, “tra uomini”. È l’apice della leggerezza cinica.
Ci troviamo nel sottopassaggio del binario 14 della stazione di Firenze Santa Maria Novella.
by Stefano Bruschi
L’albergo in cui il Conte Mascetti, accecato dalla gelosia, pedina la giovane amante Titti per scoprirne il tradimento, è il celebre Hotel Porta Rossa in Via Porta Rossa, a Firenze.
La scena è un momento tragicomico che culmina in una delle battute più esilaranti del film, un vero colpo di scena che ribalta la prospettiva del Conte.
Quando Mascetti irrompe nella stanza d’albergo, trova Titti a letto con un’altra donna. La ragazza, invece di scusarsi per il tradimento, lo spiazza con una cinica e surreale giustificazione:
Mascetti: Titti, io non ci posso credere! Mi avevi giurato che ero l’unico uomo della tua vita?
Titti: Appunto!
by Stefano Bruschi
Che vai di molto lontano?
Si! Abbastanza per buttarmi dal ponte!
Questo tono di disperazione mascherata da battuta è la cifra stilistica del film, dove il riso è l’unica difesa contro la tragedia e la noia della vita adulta.
Ci troviamo in piazza Santa Croce.
by Stefano Bruschi
Mascetti, in preda al rimorso e alla gelosia per l’amore non più giovanile con la Titti, pronuncia il suo amaro e celebre addio: “Tu hai diciott’anni, io ne ho cinquantadue. Non è per quei trentaquattr’anni di differenza, che poi sarebbero il meno, è che il nostro amore non può avere nessun avvenire…”.
Il sublime e interminabile monologo, raccontato durante una lunga camminata in lungo e largo per Firenze, viene interrotto e smentito dalla reazione della Titti e dalla successiva, immediata e comica, ripresa del rapporto.
“Addio Titti!”
” addio Merdaiolo! ci si vede Domani al solito posto! a mezzogiorno! “
Nella foto ci troviamo: in Piazza dei Cavalleggeri, all’inizio del Lungarno della Zecca Vecchia, di fronte alla Biblioteca Nazionale.
by Stefano Bruschi
<< .. O NOI O LORO!!!
nonostante il nostro estremo valore la preponderanza numerica delle forze nemiche era troppo schiacciante
…caporetto caporetto si salvi chi può!! >>
Ci troviamo nella zona dell’isolotto in via dell’Argingrosso interno 125.
by Stefano Bruschi
<< Il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l’estro, il desiderio, come l’amore nasce quando nasce e quando non c’è più inutile insistere, non c’è più…….>>
La zingarata è qui elevata a necessità esistenziale: non è un semplice scherzo, ma un impeto di libertà e estro, un’evasione spontanea e non programmata dalla monotonia della vita adulta. Paragonandola all’amore—che nasce e muore senza preavviso—si sottolinea la sua natura effimera ma vitale. Il non c’è più finale non è una sconfitta, ma l’accettazione malinconica della fine di ogni gioia, che rende l’attimo di euforia ancora più prezioso.
Piazza Niccolò Acciaiuoli, Galluzzo.