by Stefano Bruschi
Le Corporazioni delle Arti e dei Mestieri di Firenze, rappresentarono uno degli elementi distintivi nello sviluppo della Repubblica Fiorentina, specialmente tra il XII e il XIII secolo. Queste non erano semplici aggregazioni di lavoratori, ma vere e proprie associazioni professionali il cui scopo primario era la tutela rigorosa degli interessi dei propri aderenti, esercitanti un mestiere specifico, dal tessitore al banchiere.
L’impatto di queste istituzioni sulla vita cittadina fu duplice: furono un motore essenziale per lo sviluppo economico e al contempo un pilastro fondamentale della struttura politica e sociale della città. La loro funzione economica si manifestava principalmente attraverso la regolamentazione meticolosa di tutte le attività produttive e commerciali. Questo controllo serviva a difendere i monopoli commerciali dei membri, garantendo standard di qualità elevati e limitando la concorrenza esterna. Questa protezione del mercato interno e l’attenzione alla qualità permisero alla città di affermarsi come una delle potenze commerciali e finanziarie più influenti dell’Europa medievale e rinascimentale.
Le Corporazioni erano strutturate in una gerarchia ben definita che rifletteva la reale importanza economica e politica di ciascun mestiere all’interno del tessuto urbano. Erano tradizionalmente divise in due macro-categorie: le Arti Maggiori e le Arti Minori.
Le Arti Maggiori rappresentavano il vero e proprio cuore pulsante dell’economia fiorentina. Queste includevano le attività più redditizie e prestigiose, come il commercio della lana e della seta, i giudici, i notai, i medici.
I membri delle Arti Maggiori godevano di un enorme potere politico, monopolizzando spesso le cariche più importanti della Signoria, poiché la loro ricchezza era indissolubilmente legata al benessere della Repubblica.
Parallelamente, le Arti Minori raggruppavano i mestieri manuali e di servizio, essenziali per la vita quotidiana ma con un potere economico e politico inferiore. Queste includevano i macellai, i fabbri, i calzolai e altre professioni legate all’artigianato e all’alimentazione. Nonostante fossero meno influenti in termini di politica cittadina, la loro vasta base di membri contribuì a definire l’ identità artigianale di Firenze.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Giudici e Notai rientrava tra le sette Arti Maggiori delle Corporazioni fiorentine. A differenza delle altre, non svolgeva direttamente attività commerciali o industriali, ma contribuiva al progresso delle altre Arti fornendo loro i servizi essenziali di Giudici e Notai, garantendosi così un elevato prestigio.
L’iscrizione a questa Arte era obbligatoria per esercitare la professione e presentava requisiti rigidi, tra cui: una solida cultura giuridica, l’appartenenza alla fazione Guelfa, la devozione alla Chiesa, la nascita legittima, l’essere fiorentini o del contado e aver compiuto almeno vent’anni.
- I Giudici intervenivano nei tribunali delle Arti per risolvere le controversie commerciali, stabilendo la responsabilità e l’ammontare dei risarcimenti.
- I Notai erano responsabili della stesura dei contratti, della preparazione dei nuovi statuti e del controllo della loro applicazione.
I Giudici e gli Avvocati dovevano versare una tassa d’ammissione in fiorini d’oro. I Notai, invece, affrontavano un processo di ammissione molto più severo che prevedeva la presentazione da parte di un notaio fiorentino, la conferma dei requisiti da parte di due testimoni e il superamento di tre esami rigorosi (Latino, volgare e materie giuridiche). L’ammissione si concludeva con uno scrutinio favorevole e la cerimonia del giuramento.
La figura più autorevole dell’Arte era il Proconsolo, designato come “primo fra i Consoli di tutte le Arti”. Il suo compito principale consisteva nel risolvere le controversie interne e sorvegliare la condotta dei membri. Tale carica assunse un’importanza tale da diventare la terza più alta del Comune di Firenze, subito dopo il Gonfaloniere di Giustizia e la Signoria.
– stemma: una stella d’oro a otto punte in campo azzurro,
– santo protettore: Sant’Ivo e San Luca Evangelista,
– sede corporazione: Palazzo dell’Arte dei Giudici e Nota, Via del Proconsolo.
by Stefano Bruschi
L’Arte di Calimala, o Arte dei Mercatanti, è annoverata tra le sette Arti Maggiori ed è considerata una delle corporazioni più antiche di Firenze.
Nacque dall’esigenza dei mercanti fiorentini, i primi a costituirsi in corporazione nel Medioevo, di instaurare intensi rapporti commerciali internazionali, in particolare con Francia, Fiandre e Inghilterra.
In questi paesi, sebbene la tessitura fosse consolidata, la produzione di panni era spesso grezza e mal tinta. L’iniziativa dei mercanti fiorentini fu di importare questa lana grezza a Firenze per sottoporla a processi di raffinazione e tintura di alta qualità, dando così vita all’Arte di Calimala.
L’Arte si occupava esclusivamente di panni stranieri, un vincolo necessario per non entrare in competizione con l‘Arte della Lana che lavorava la materia prima locale. I tessuti importati venivano spediti in balle ben sigillate chiamate “torselli“. Questi prodotti erano spesso soprannominati “franceschi“, data la loro prevalente provenienza dalla Francia.
Il nome Calimala (anticamente Kalimala) ha un’origine dibattuta:
– Potrebbe derivare dall’arabo “kalì” (spirito), un elemento chimico essenziale usato per dare brillantezza ai tessuti. L’odore forte e acre che si sprigionava per la via durante la lavorazione rendeva l’aria “mala” (cattiva), da cui Kalì-mala.
– Altre interpretazioni suggeriscono “Callis malus” (strada cattiva, per il suo stato) o “Kalòs mallòs” (bella lana, dal greco).
– stemma : aquila d’oro con torsello bianco tra gli artigli, in campo rosso.
– santo protettore: San Giovanni Battista.
– residenza corporazione: Canto del Diamante, all’angolo tra via Calzaiuoli e Porta Rossa, dove oggi si trova una Farmacia.
by Stefano Bruschi
L’Arte del Cambio era una delle sette Arti Maggiori di Firenze e svolgeva un ruolo finanziario cruciale.
L’attività di questa Corporazione era incentrata su tre operazioni fondamentali:
- Cambio Valuta: Convertire le diverse monete estere.
- Prestiti: Effettuare prestiti di denaro applicando un interesse.
- Trasferimento Fondi: Gestire l’invio di denaro tra diversi paesi utilizzando le lettere di cambio. Questo sistema innovativo fu introdotto dai fiorentini per eliminare i rischi legati al trasporto fisico di grandi somme di denaro da parte dei mercanti.
I fiorentini furono pionieri in queste pratiche bancarie a livello mondiale, ottenendo ingenti profitti dagli interessi generati dal cambio e dai prestiti.
A causa della loro diffusione e del loro successo, i banchieri italiani venivano spesso chiamati “Lombardi“. Questo soprannome era dovuto al fatto che inizialmente il settore era dominato sia da mercanti lombardi che fiorentini. Anche quando rimasero attivi quasi esclusivamente i fiorentini, il termine “Lombardo” rimase in uso per indicare l’attività di cambiatore.
– stemma: Scudo rosso seminato di fiorini d’oro
– santo protettore: San Matteo (21Settembre)
– residenza corporazione: Piazza della Signoria, (oggi si trova un negozio di ottica).
by Stefano Bruschi
L’Arte della Lana era una delle sette Arti Maggiori delle corporazioni fiorentine e costituì probabilmente la principale fonte di ricchezza e il maggiore datore di lavoro della città.
L’Arte raggruppava tutti gli individui che si dedicavano alla fabbricazione, tintura e vendita di tessuti di lana. Tuttavia, la Corporazione era riservata agli imprenditori e ai mercanti più abbienti, escludendo figure operative come i tessitori, i filatori e i battilana, che costituivano la manodopera.
Sebbene la lana fosse lavorata a Firenze fin dai tempi antichi (inizialmente producendo solo tessuti “villaneschi” di qualità inferiore), il settore conobbe un’enorme crescita nel XIII secolo.
Questa espansione fu dovuta all’introduzione di nuove e migliori tecniche di lavorazione e tintura da parte dei Frati Benedettini. Nonostante si fosse incentivato l’allevamento locale di pecore, la maggior parte della materia prima (lana grezza) continuava ad essere importata principalmente da paesi come Spagna, Portogallo, Francia e Inghilterra.
Molte delle famiglie più influenti e illustri di Firenze basavano la propria fortuna proprio sulle attività laniere.
– Stemma: agnellino con stendardo e aureola in campo azzurro
– Santo protettore: San Bartolomeo, e Santo Stefano.
– Residenza corporazione: Palazzo dell’Arte della Lana, in via dell’Arte della Lana.
by Stefano Bruschi
L’Arte della Seta o di Por Santa Maria faceva parte delle sette Arti Maggiori di Firenze ed era focalizzata sulla lavorazione e commercializzazione dei tessuti preziosi.
L’attività principale consisteva nella lavorazione e nel commercio di drappi, velluti e rasi realizzati con la seta importata dall’Oriente tramite le galee fiorentine.
I membri dell’Arte erano distinti in:
- Setaioli “maggiori”: per coloro che operavano con il commercio all’ingrosso.
- Setaioli “minori”: per coloro che lavoravano con il commercio al minuto (dettaglio).
Sebbene l’importazione fosse antica, la produzione di seta su vasta scala a Firenze prese il via solo alla fine del Trecento, con l’inizio dell’allevamento dei bachi da seta locali.
Il prestigio dell’Arte crebbe ulteriormente grazie all’innovazione introdotta da Gino Capponi, che insegnò ai concittadini come filare l’oro per tesserlo con la seta. Da questa tecnica nacque la rinomata produzione di broccati finissimi con fili d’oro e d’argento, che resero Firenze famosa in tutto il mondo.
All’Arte potevano iscriversi anche artigiani correlati, come gli orafi e i battilori (coloro che filavano e raffinavano l’oro e l’argento).
– stemma: una porta in campo bianco
– santo protettore: San Giovanni Evangelista
– residenza corporazione: via por Santa Maria e dal 1377, via di Capaccio.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Medici e Speziali era una delle sette Arti Maggiori delle corporazioni fiorentine, caratterizzata da una notevole varietà di mestieri al suo interno.
I Medici iscritti a quest’Arte erano figure altamente istruite, dedicate allo studio di chirurgia, medicina, scienze naturali e filosofia (una tradizione intellettuale che spiega, per esempio, l’iscrizione di Dante Alighieri).
Le loro pratiche mediche combinavano antiche formule con rimedi empirici, tra cui:
- Polvere di perle per il mal di stomaco.
- Sale per favorire la guarigione delle ferite.
- Immersioni in acqua fredda per abbassare la febbre.
Spesso, i medici preparavano i propri medicamenti usando erbe coltivate in orti privati. Alcuni possedevano anche una spezieria (l’attuale farmacia), dove potevano curare i clienti in regime ambulatoriale.
Le Spezierie erano fornite di numerosi “albarelli” (contenitori in legno, porcellana o terracotta) utilizzati per conservare erbe, droghe e spezie.
L’assortimento andava ben oltre i semplici medicamenti, includendo:
- Spezie, aromi e droghe.
- Colori per tintorie e artisti.
- Prodotti come zolfo, olio di lino e cera.
- Libri e carta per scrivere.
L’ampiezza dell’Arte è dimostrata dall’inclusione di diverse categorie professionali non strettamente sanitarie, tra cui:
- Miniaturisti e Pittori
- Cartolai e Vetrai
- Beccamorti (pompe funebri)
- Barbieri/Cerusici: questi ultimi svolgevano anche funzioni di bassa chirurgia, potendo cavare sangue (salassi), estrarre denti e praticare piccole incisioni.
– stemma: Madonna in trono con bambino
– Santo protettore: Santi Cosma e Damiano
– sede corporazione: via dei Lamberti
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Vaiai e Pellicciai completava il gruppo delle sette Arti Maggiori di Firenze ed era fondamentale non solo per la manifattura, ma anche per aver favorito l’apertura della città ai commerci con l’Oriente e il Nord Europa.
L’Arte aveva il compito di acquistare, lavorare e commercializzare pelli pregiate. I membri erano distinti per specializzazione:
- Vaiai: Erano specializzati nel commercio e nella lavorazione del vaio, una pelliccia molto pregiata ottenuta dallo scoiattolo siberiano.
- Pellicciai: Trattavano tutte le altre tipologie di pelli, dalle più costose alle più comuni.
Un gran numero di artigiani era impegnato nelle diverse fasi della lavorazione: conciavano, preparavano, sgheronavano (tagliavano di sbieco) e, infine, cucivano le pelli. I prodotti finiti erano articoli di lusso di grande valore, come pellicce, mantelli, abiti e accessori.
Le pelli più pregiate necessarie per questi capi venivano importate dall’estero, mentre quelle di lupo, volpe e coniglio erano di provenienza locale.
– stemma: agnello mistico con la croce del popolo in un riquadro azzurro e la tipica pelliccia di vaio,
– santo protettore: San Giacomo Maggiore, spesso citato come San Jacopo,
– sede corporazione: via Lambertesca, angolo con chiasso Baroncelli.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Beccai faceva parte delle quattordici Arti Minori delle Corporazioni di Firenze e raggruppava quelli che oggi definiremmo i macellai.
L’Arte gestiva l’intera filiera della carne: dall’acquisto di bovini, suini e ovini, alla macellazione e infine alla vendita delle carni.
Oltre ai macellai, l’Arte includeva anche altre figure legate alla vendita e somministrazione di alimenti:
- Osti
- Pollivendoli
- Pescivendoli
Inizialmente, e fino al Trecento, la macellazione avveniva in diverse aree periferiche della città (come Borgo Santi Apostoli e Via delle Terme).
Tuttavia, per ragioni di igiene pubblica, il Comune di Firenze intervenne nel 1442 imponendo di raggruppare tutte le botteghe e le attività di macellazione sul Ponte Vecchio. Questa posizione era strategica perché era più lontana dalle abitazioni e permetteva di smaltire gli scarti direttamente nel fiume Arno.
Successivamente, un macello più grande fu costruito in Piazza del Mercato Vecchio, ( oggi non più esistente, situata nell’attuale Piazza della Repubblica), dove la maggior parte delle beccherie (macellerie) si trasferì.
– stemma: ovino nero con le corna (detto becco),
– santo protettore: San Pietro,
– sede corporazione: palazzo dell’Arte dei Beccai, via Orsanmichele.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Calzolai era inizialmente inclusa tra le quattordici Arti Minori di Firenze. La Corporazione immatricolava tutti gli artigiani legati alla produzione di calzature e accessori in pelle. I principali mestieri al suo interno includevano: calzolai, zoccolai, cintai, pianellai, collettai, pezzai e suolai.
- I calzolai fabbricavano finissime scarpe da donna in pelle bianca e rossa, oppure in seta e velluto ricamato con fili d’oro e d’argenti intrecciati con perline; e per gli uomini eleganti stivali alti fino al ginocchio.
- Gli zoccolai facevano le scarpe con le suole di legno e gli zoccoli con le corregge (cinghie di cuoio).
- I cintai fabbricavano cinture e cinturini.
- I pianellai fabbricavano un tipo di calzatura in pelle e cuoio con le suole piane detta “pianella” o “ciantella”.
- I collettai fabbricavano i collarini, guanti e corpetti di pelle per uso militare.
- I pezzai fornivano il tomaio.
- I suolai fornivano la suola.
Nel 1293, con l’istituzione degli Ordinamenti di Giustizia, l’Arte dei Calzolai fu elevata al rango di Arte Maggiore. Questa promozione fu dovuta all’enorme importanza dell’esportazione delle pregiate calzature fiorentine e al gran numero di artigiani impiegati nel settore.
– stemma: pezza gagliarda a strisce bianche e nere,
– santo protettore: San Crispino, San Crespiniano, San Giovanni Battista, San Filippo,
– sede corporazione: Chiasso de’ Baroncelli.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Fabbri rientrava tra le quattordici Arti Minori di Firenze e comprendeva un insieme di artigiani dediti alla lavorazione del ferro.
Questa ricca Corporazione raggruppava coloro che fabbricavano un’ampia gamma di oggetti e strumenti: Attrezzi Comuni come strumenti agricoli, catene, martelli, coltelli, forbici, rasoi, bilance (stadere), e altro.
Erano iscritti anche i maniscalchi (che si occupavano della salute degli zoccoli) e i produttori di ferri e chiodi per cavalli. A causa del loro ruolo nella ferratura, gli artigiani dell’Arte erano spesso coinvolti anche nel commercio dei cavalli.
Un ramo importante era dedicato alla lavorazione del ferro battuto, producendo elementi decorativi e funzionali come lanterne, alari, torciere, cancelli e battenti da porta. Creavano anche gli anelli per legare i cavalli e le speciali “cicogne” (strutture laterali alle finestre usate per appendere le aste di legno su cui si stendevano le matasse di lana ad asciugare).
Tra i membri di spicco di quest’Arte si annovera Niccolò Grosso, noto come il “Caparra“, l’artigiano che realizzò le magnifiche lanterne angolari di Palazzo Strozzi.
– stemma: tenaglie nere su fondo bianco,
– santo protettore: Sant’Eligio, San Zanobi,
– sede corporazione: Chiasso de’ Baroncelli.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Maestri di Pietra e Legname faceva parte delle quattordici Arti Minori di Firenze e raggruppava la totalità dei mestieri legati al settore edile e alla costruzione.
L’Arte era estremamente inclusiva e copriva ogni fase del processo costruttivo. Tra i suoi iscritti si trovavano:
- Progettisti e Artisti: Architetti e scultori.
- Lavoratori di Materiali: Muratori, scalpellini, lavoratori del legno, stuccatori e imbianchini.
- Fornitori e Estrattori: Cavatori, fornaciai, renaioli, fonditori, e venditori di mattoni e legname grezzo.
- Operatori Specializzati: Posatori di tetti, scavatori di pozzi e trasportatori di pietre e detriti.
Sia le autorità cittadine che i privati cittadini si affidavano a questi abili artigiani, la cui opera è alla base della bellezza monumentale di Firenze.
Un’importante funzione civile svolta dagli iscritti a quest’Arte era il servizio di Guardie del Fuoco (l’equivalente degli attuali Vigili del Fuoco). Quando suonavano le campane della chiesa più vicina all’emergenza, accorrevano per domare gli incendi, molto frequenti nel Medioevo, armati di strumenti necessari come coltello, sega e scure.
– stemma: una scure su fondo rosso,
– santo protettore: Quattro Santi Coronati,
– sede corporazione: Chiasso de’ Baroncelli.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Rigattieri e Linaioli era una delle quattordici Arti Minori di Firenze, formatasi nel 1291 dall’unione di due settori commerciali distinti.
La Corporazione si divideva in:
- Rigattieri: Erano i venditori di vestiti e mercanzia usata (“roba usata”).
- Linaioli: Si occupavano della lavorazione e del commercio del lino.
I Linaioli trattavano una vasta gamma di articoli tessili, tra cui: tela, stoffa, filo, stoppa, tovagliati, lenzuola e tessuti vari (sia grezzi che ricamati). La loro eccellenza risiedeva nella produzione della finissima tela di lino utilizzata per realizzare tende ricamate, salviette, guanti e persino le tovaglie d’altare religiose.
L’Arte dei Rigattieri e Linaioli fungeva anche da Corporazione per altri mestieri legati all’arredamento e all’abbigliamento, tra cui:
- Materassai
- Pennaiuoli (probabilmente venditori o lavoratori di piume)
- Tappezzieri
- Arredatori
- Cappellai
- Sarti
-
– stemma: scudo colorato a metà rosso e bianco
– santo protettore: San Marco Evangelista,
– sede corporazione: Piazza Sant’Andrea presso il mercato Vecchio (oggi scomprasa).
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Vinattieri era inclusa tra le quattordici Arti Minori di Firenze e univa in un’unica corporazione sia i mercanti fiorentini che si dedicavano alla vendita, sia i contadini che producevano i vini sulle colline circostanti.
I Vinattieri commercializzavano un’ampia varietà di vini di alta qualità, tra cui: Chianti, Trebbiano, Aleatico rosso e il dolce Vin Santo.
Il vino veniva tipicamente venduto in fiaschi da 2 litri, chiamati “toscanelli“, riconoscibili per il collo lungo e il rivestimento di paglia sulla pancia .
Le modalità di consumo variavano a seconda del contesto sociale:
- Nelle abitazioni fiorentine, si utilizzavano contenitori più raffinati, come bicchieri di vetro o cristallo.
- Nelle osterie o nelle aree rurali (campagna), si beveva in tazze o boccali di terracotta.
– stemma: calice rosso su fondo bianco,
– santo protettore: San Martino Vescovo,
– sede corporazione: Chiesa di San Martino Vescovo e poi in via Lambertesca di fronte al Chiasso del Buco.
by Stefano Bruschi
L’Arte degli Albergatori era una delle quattordici Arti Minori di Firenze e raggruppava tutti coloro che fornivano a pagamento alloggio e vitto, giorno e notte, sia alle persone che alle loro cavalcature.
La Corporazione andava ben oltre i semplici proprietari di alberghi, includendo anche:
- Servizi di Alloggio: Affittacamere e padroni di stallaggi.
- Servizi di Ristorazione/Vendita: Rosticceri e rivenduglioli (venditori di uova, frutta e verdura).
Una componente significativa dell’Arte era costituita dai cuochi, divisi in due categorie:
- Quelli che preparavano pietanze per la vendita diretta.
- Quelli che venivano chiamati a domicilio nelle case signorili e nei palazzi nobili per allestire grandi banchetti.
Insieme ai cuochi, l’Arte includeva anche altri venditori di cibo preparato o specializzato: lasagnai, venditori di fagioli e legumi cotti, cialdonai e mercanti di trippa.
Gli albergatori erano classificati in base alla completezza del servizio offerto:
Gli albergatori si dividevano in:
- Maggiori se albergavano persone e cavalcature.
- Medi se albergavano solo persone o solo cavalcature.
- Minori se davano solo da mangiare e bere.
–stemma: stella rossa a otto punte in campo argento,
– santo protettore: San Giuliano.
by Stefano Bruschi
L’Arte degli Oliandoli e Pizzicagnoli era inclusa tra le quattordici Arti Minori di Firenze e raggruppava una vasta gamma di commercianti e produttori alimentari, oltre ad altri mestieri correlati.
Facevano parte di quest’Arte: Oliandoli, Salaioli, Caciaiuoli, Ortolani, Pizzicagnoli, e per un certo periodo anche i Saponai.
- Agli Oliandoli appartenevano i proprietari di frantoi e venditori di olio. La coltivazione dell’olio sulle colline fiorentine è antichissima. Le olive venivano brucate (colte a mano), molte case coloniche avevano il proprio frantoio fatto con grosse macine di pietra.
- Ai salaioli fu affidato per un determinato periodo il commercio del sale, monopolio del Comune, e fonte di grande guadagnio. Veniva importato da Cervia e da Chioggia, oppure da Pisa in grandi barche che risalivano l’Arno. Altri luoghi di fornitura erano le saline di Volterra e la città di Grosseto.
- I caciaiuoli commerciavano diversi tipi di formaggio fresco e stagionato..
- I ceraiuoli fabbricavano le candele di cera sia per l’illuminazione delle chiese che delle case più ricche, i “sevaiuoli” fabbricavano invece le candele di sego (grasso di equini e bovini)
- Gli ortolani vendevano frutta e verdura provenienti dai “verzierei” (terreni prossimi alle mura)
- I pizzicagnoli vendevano carne salata, salumi e altre merci come bicchieri e boccali, corde, frecce, ecc.
- I saponai fabbricavano sapone di vari tipi e forme, non solo per l’igiene personale ma anche per la lavorazione della seta e della lana.
–stemma: leone rosso rampante,
– santo protettore: San Bartolomeo Apostolo.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Cuoiai e Galigai faceva parte delle quattordici Arti Minori di Firenze e raggruppava tutti i mestieri legati alla lavorazione e al commercio del cuoio e della pelle.
Questa Corporazione includeva:
- Cuoiai e Galigai: I Galigai si auto-definivano “mercanti e artefici“, indicando la priorità data alla vendita rispetto alla produzione.
- Conciatori: Chiamati comunemente “pelacani“, si occupavano della concia delle pelli.
- Pezzai: I venditori di cuoio grezzo.
- Orpellai: Specializzati nella doratura di cuoio e pelle.
- Lavoratori di cuoiami in generale.
Il mestiere era noto per essere difficile e sgradevole a causa delle sostanze utilizzate nella concia. Le pelli venivano trattate con metodi forti, tra cui urina animale fermentata e la “canizza” (sterco di cane).
La concia era suddivisa in:
- Grossa: Trattava le pelli di animali grandi come cammello, bufalo, cavallo e asino.
- Fine: Preparava le pelli più piccole e morbide di vitello, camoscio, capriolo, pecora e capra.
Le pelli provenivano in gran parte dalla macellazione locale delle beccherie fiorentine, mentre altre erano importate da regioni come Palestina, Sicilia, Sardegna e zone alpine.
– stemma: scudo ripartito in bianco e nero,
– santo protettore: San Agostino.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Corazzai e Spadai era una delle quattordici Arti Minori di Firenze e raggruppava tutti i professionisti dediti alla fabbricazione di armi e equipaggiamento militare, sia da offesa che da difesa.
Gli iscritti a quest’Arte producevano un vasto assortimento di oggetti di impiego bellico, tra cui:
- Armature difensive: Corazze rigide, elmi, visiere, bacinetti, cosciali, gambali, testiere, e guanti di ferro. Le armature venivano realizzate in serie, come pezzi di lusso o come pezzi da giostra (queste ultime potevano raggiungere i 30 kg di peso).
- Accessori militari: Candelabri e lanterne per uso militare, fiaschette in ferro e ottone per la polvere da sparo.
- Armi da offesa (bianche): Spade, puntoni, coltelli, pugnali, mazze ferrate e i grandi spadoni a due mani (alti quanto una persona). Le armi in asta includevano l’antico spuntone, la lancia o picca, l’alabarda e il falcone.
L’Arte includeva anche figure subordinate e specializzate necessarie per il processo produttivo: forgiatori, brunitori, carbonai e decoratori di spade.
– stemma: corazza e spada in campo bianco,
– santo protettore: San Giorgio.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Correggiai era una delle quattordici Arti Minori di Firenze e raggruppava gli artigiani specializzati nella lavorazione del cuoio per la produzione di accessori.
I membri, che prendevano il nome dalle corregge (strisce di cuoio), fabbricavano:
- Accessori per la Persona: Cinghie e cinture.
- Articoli da Viaggio e Militari: Valigie e tutto il necessario per l’impiego militare.
- Finimenti Equestri: Selle, briglie e tutti gli altri finimenti per i cavalli.
Le materie prime utilizzate erano principalmente le pelli e il cuoio di bue, vacca e vitello. Venivano usate anche le cosiddette “borre” (peli e crini) per imbottire selle, collari e pettorali.
Nel 1379, gli Orafi dell’Ottone (che in precedenza facevano parte dell’Arte della Seta) si unirono ai Correggiai. Il loro contributo era la produzione di fibbie e borchie in ottone per decorare e rifinire gli articoli in cuoio.
Quest’Arte mantenne la sua importanza finché le guerre furono combattute prevalentemente con armi bianche e scudi. Con l’avvento della polvere da sparo e delle armi da fuoco, l’uso di armature e finimenti tradizionali diminuì, portando a un lento declino della Corporazione.
– stemma: tre strisce rosse pendenti e ondulate dalla metà inferiore, in campo bianco,
– santo protettore: SS. Trinità.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Legnaioli era inclusa tra le quattordici Arti Minori di Firenze e raggruppava tutti i professionisti coinvolti nella costruzione, vendita e trasporto di oggetti in legno, dal mobilio agli strumenti agricoli.
L’Arte comprendeva:
- Produttori di oggetti domestici: Coloro che fabbricavano casse, cofani, forzieri, scrigni, banchi e madie (mobili da cucina).
- Costruttori di strumenti agricoli: Artigiani che producevano botti e barili di varie dimensioni.
- Logistica: Segatori e trasportatori di legname.
All’interno dell’Arte esistevano diverse specializzazioni:
- Cassai: Fabbricavano casse comuni.
- Cassettai: Costruivano splendidi cassoni, spesso destinati a contenere la donora (il corredo da sposa).
- Cofanai: Realizzavano bauli per i viaggi o per l’uso domestico.
- Falegnami (propriamente detti): Fabbricavano mobili rustici e robusti destinati principalmente all’arredo di osterie o case di campagna: tavoli, credenze, madie, sgabelli, letti, panche e le armadiature (armari, da cui il termine moderno “armadi”) per riporre le armi.
Il lavoro dei segatori era sinonimo di precisione: per garantire un taglio perfettamente dritto, segnavano il legno utilizzando un filo di refe imbevuto di colore. È proprio da questa pratica che deriva l’espressione popolare “per filo e per segno” (eseguire qualcosa in modo scrupoloso e preciso).
–stemma: albero verde con cassa color legno al centro del fusto, in campo bianco,
– santo protettore: Vergine Maria.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Chiavaioli era inclusa tra le quattordici Arti Minori di Firenze e raggruppava gli artigiani specializzati nella lavorazione del ferro e, in seguito, del tempo.
Gli artigiani di quest’Arte erano maestri nel ferro, producendo:
- Serrature: Erano noti per la creazione di serrature complesse ed efficaci, veri e propri capolavori meccanici che univano sicurezza e lavorazione artistica.
- Accessori per la Casa: Oltre a chiavi e serrature, fabbricavano tutti i componenti in ferro necessari per le abitazioni, come ganci, borchie, cardini per porte e finestre, molle, ramaioli e treppiedi.
L’Arte dei Chiavaioli aveva una composizione eterogenea, includendo:
- Metallurgici: Ramai, Calderai, Ottonai, Stagnai e mercanti di ferro.
- Strumentisti di Precisione: Fabbricanti di stadere (bilance) e di piccole bilancine per la pesatura di oro e preziosi.
A partire dal 1451, la corporazione si arricchì di una nuova specializzazione con l’ingresso degli “oriolai” (fabbricanti di orologi). Una curiosità su questa importante attività: Via dell’Oriuolo prese il nome dal fatto che in un locale di questa strada fu fabbricato il primo orologio (oriuolo) pubblico di Firenze, installato sulla torre di Palazzo Vecchio e messo in funzione il 25 marzo 1353 (il Giorno del Capodanno fiorentino).
–stemma: 2 chiavi bianche in campo rosso,
–santo protettore: San Zanobi.
by Stefano Bruschi
L’Arte dei Fornai era una delle quattordici Arti Minori di Firenze e comprendeva due figure professionali principali: i Fornai e i Pistori.
La distinzione dei ruoli era la seguente:
- Pistori (dal latino pistores, pestatori): Erano coloro che si occupavano di pestare il grano nei mortai per ottenere la farina. Essenzialmente, impastavano il pane e si occupavano della cottura del pane che veniva preparato nelle case dai privati cittadini.
- Fornai: Erano i professionisti che producevano e vendevano il pane direttamente al pubblico.
Il pane veniva impastato a mano, utilizzando frumento o altri cereali, acqua, lievito e una piccola quantità di sale. La cottura avveniva in forni a legna e, curiosamente, si preferiva consumarlo raffermo.
Una nota tradizionale riguardava gli avanzi di pasta, che venivano usati per creare gli “ominini” (piccoli pupazzi a braccia aperte) destinati ai bambini.
Oltre alla panificazione, i fornai offrivano un servizio aggiuntivo ai cittadini: cuocevano nei loro forni le carni e i contorni che i privati portavano da casa.
A partire dal 1429, l’Arte accolse al suo interno anche i mugnai, il cui unico compito era eseguire la macinazione del grano a pagamento.
– stemma: stella bianca a otto punte in campo rosso
–santo protettore: San Lorenzo.