Margherita Hack

Margherita Hack

Il 12 giugno 1922 vide la luce nella città di Firenze, la stimata astrofisica, accademica e instancabile divulgatrice scientifica Margherita Hack. Le sue radici familiari erano divise tra la Toscana e la Svizzera: il padre, un contabile fiorentino con origini elvetiche, e la madre, Maria Luisa Poggesi, una donna toscana.

La sua carriera accademica è stata di straordinaria rilevanza. Margherita Hack ha ricoperto l’importante ruolo di titolare della cattedra di astronomia presso la prestigiosa Università di Trieste per un periodo significativo, che si estese dal 1964 al 1992. Durante la sua permanenza a Trieste, ha lasciato un segno indelebile anche come direttrice del Dipartimento di Astronomia dell’ateneo. Il suo prestigio andava ben oltre i confini nazionali, come testimonia la sua appartenenza alle più importanti società astronomiche internazionali e la sua nomina a membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Per un lungo periodo, ha partecipato attivamente ai gruppi di lavoro italiani delle agenzie spaziali internazionali più influenti, come l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e la NASA (Agenzia Spaziale e Aeronautica Nazionale degli Stati Uniti), contribuendo in modo significativo alla ricerca spaziale globale.

Il suo impegno nella divulgazione scientifica fu altrettanto profondo e appassionato. Nel 1978, infatti, fondò la rivista specializzata “L’astronomia”, uno strumento fondamentale per rendere l’affascinante mondo dello spazio accessibile a un pubblico più vasto. La Hack si distinse anche per le sue posizioni in merito alla vita extraterrestre. Era fermamente convinta dell’esistenza di altre forme di vita sparse nella nostra galassia. Tuttavia, manteneva un approccio scettico circa la possibilità di instaurare un vero e proprio contatto con esse, a causa delle immense distanze che separano i corpi celesti. Parallelamente, era molto critica e scettica riguardo al fenomeno degli UFO (Oggetti Volanti Non Identificati).

La sua eccezionale dedizione al mondo della scienza è stata riconosciuta attraverso numerosi e illustri premi e onorificenze. Tra i più significativi si annoverano la Medaglia d’oro ai Benemeriti della scienza e della cultura nel 1998, la Civica benemerenza del comune di Trieste nel 2011, e il conferimento della prestigiosa onorificenza di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 2012. Margherita Hack, un faro nel campo dell’astrofisica italiana e mondiale, si è spenta il 29 giugno 2013 nella sua amata Trieste, lasciando un’eredità scientifica e culturale che continua a ispirare.

Tiziano Terzani

Tiziano Terzani

Il 14 settembre 1938 nacque a Firenze il celebre giornalista, acuto osservatore e rinomato scrittore Tiziano Terzani. La sua vita, interamente dedicata alla curiosità e alla narrazione del mondo, si concluse il 28 luglio 2004.

Nonostante la sua lunga e prestigiosa carriera nel giornalismo internazionale, Terzani è conosciuto in Italia e nel mondo principalmente come scrittore, grazie alla profondità e all’umanità dei suoi numerosi libri. Oggi, è unanimemente riconosciuto come uno dei massimi e più influenti scrittori italiani del Ventesimo secolo. La sua figura intellettuale si distinse per essere una delle menti più lucide, progressiste e profondamente orientate alla non violenza del suo tempo, un punto di riferimento morale per intere generazioni di lettori.

Il suo percorso professionale prese avvio dopo la laurea in giurisprudenza conseguita con lode presso l’Università di Pisa. Iniziò a lavorare per l’Olivetti, un incarico che si rivelò fondamentale, poiché gli permise di intraprendere numerosi viaggi, prima attraverso l’Europa e, successivamente, in Oriente. Questa esperienza nomade alimentò il suo innato desiderio di esplorazione e conoscenza. Nel 1968, si trasferì in California per frequentare la prestigiosa Stanford University, dove non solo studiò, ma approfondì la lingua cinese, maturando un’irresistibile e profonda attrazione per il mondo orientale e le sue complesse culture millenarie.

Spinto dalla vocazione per il reportage e il racconto diretto, Terzani decise di lasciare l’Olivetti per intraprendere la carriera giornalistica a tempo pieno. Fu ingaggiato dal celebre settimanale tedesco Der Spiegel di Amburgo come corrispondente per il Sud-Est Asiatico. Si stabilì a Singapore, iniziando una fase cruciale della sua vita professionale.

Impegnato a narrare sul campo il conflitto in corso, fu uno dei pochi e coraggiosi giornalisti a testimoniare in prima persona la caduta di Saigon durante la guerra del Vietnam. Dopo questo evento storico, nel 1975, si trasferì a Hong Kong e, nel 1978, fu in prima linea per documentare gli sviluppi drammatici dell’invasione della Cambogia da parte del Vietnam, un conflitto che, come tristemente noto, portò a un vero e proprio olocausto. Il suo sogno di una vita si realizzò nel 1980, quando si stabilì a Pechino come corrispondente fisso.

Verso la fine della sua esistenza, dovette affrontare una malattia, un tumore, che lo portò a risiedere per diversi anni in India, dove approfondì la sua ricerca spirituale. Infine, si ritirò all’Orsigna, l’amato rifugio sull’Appennino tosco-emiliano, dove si spense nel 2004.

Le sue riflessioni sul viaggio e sulla malattia sono quanto mai illuminanti: «Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere, e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio, involontario, il più impegnativo…» e, con la sua inconfondibile ironia e curiosità: «Ormai mi incuriosisce più morire. Mi dispiace che non potrò scriverne»

Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

Il 29 giugno 1929 nella storica e affascinante città di Firenze nacque Oriana Fallaci, scrittrice, giornalista d’assalto e attivista dal carattere indomito. La sua vita fu fin da subito segnata da un fervore e un coraggio fuori dal comune, dimostrato già in tenera età con la sua partecipazione attiva e convinta alla Resistenza italiana, un periodo cruciale che ne plasmò la tempra morale.

Il suo percorso professionale nel giornalismo è stato pionieristico sotto molti aspetti. Oriana Fallaci detiene il notevole primato di essere stata la prima donna giornalista italiana a essere inviata direttamente al fronte, un’area tradizionalmente riservata agli uomini, segnando un punto di svolta nel reportage bellico. Sebbene avesse intrapreso gli studi universitari in medicina e in lettere, non li completò. La sua immensa e riconosciuta levatura intellettuale venne tuttavia sancita dal conferimento di una prestigiosa Laurea honoris causa in letteratura.

La sua carriera giornalistica si è sviluppata attraverso tappe internazionali di grande risonanza. Dopo le prime esperienze professionali a Milano e Roma, la Fallaci si trasferì a New York, trasformando il mondo in gran parte del suo ufficio. Dalla Grande Mela, partì per coprire eventi storici di portata globale: intervistò gli astronauti della NASA che parteciparono allo sbarco sulla Luna, offrendo una prospettiva unica sui protagonisti dell’era spaziale.

Ha documentato l’atroce e complessa follia della guerra del Vietnam e ha seguito da vicino le indagini sull’attentato al Presidente John F. Kennedy. Un episodio drammatico e significativo della sua carriera fu durante una manifestazione di protesta studentesca in Messico, dove venne tragicamente colpita da una raffica di mitra. Inizialmente fu persino creduta morta, un evento che testimonia i rischi estremi che era disposta a correre per la verità.

Il suo spirito indomito la portò a coprire e analizzare in modo critico numerosi altri conflitti, tra cui le tensioni tra India e Pakistan, le crisi in Sud America e le complessità geopolitiche del Medio Oriente.

Nonostante il successo professionale, la sua vita personale fu costellata di momenti estremamente difficili e dolorosi. Affrontò una diagnosi di cancro, sopportò il dramma di tre aborti, cadde in una profonda depressione e giunse persino a tentare il suicidio. Queste esperienze le conferirono una sensibilità e una veemenza che riversò anche nelle sue posizioni più controverse, rendendola fermamente contraria all’aborto, così come ai matrimoni e alle adozioni omosessuali, e notoriamente critica nei confronti dell’Islam.

Riccardo Marasco

Riccardo Marasco

Il 29 ottobre 1938 vide la luce a Firenze, Riccardo Marasco, una figura iconica nel panorama culturale fiorentino. Non era solo un cantautore, ma un vero e proprio menestrello vernacolare, una voce autentica e inconfondibile che ha saputo incarnare l’anima popolare della sua terra. La sua arte, infatti, trascendeva la semplice composizione musicale, erigendosi a vero e proprio strumento per tramandare la ricchezza linguistica e lo spirito caustico della tradizione locale.

Marasco si è distinto in modo particolare per le sue canzoni ironiche e talvolta sboccate, un tratto stilistico che gli ha conferito notorietà e un posto unico nel cuore dei fiorentini. Attraverso questo linguaggio schietto e irriverente, intriso di una comicità pungente e disarmante, egli ha saputo esprimere un amore incondizionato e profondo per Firenze. Le sue liriche non erano mai fini a sé stesse; al contrario, erano un veicolo per narrare la quotidianità, le passioni, le idiosincrasie e, in ultima analisi, l’identità più vera e meno patinata della città del giglio.

Il valore del suo contributo alla cultura cittadina è stato ampiamente riconosciuto. Gli è stato conferito il prestigioso “Perseo d’oro”, per aver saputo infondere nuova linfa vitale e valorizzare la cultura e lo spirito fiorentino nella sua essenza più genuina. A questo si aggiunge l’importante Premio Valentino Giannotti, che sottolinea la sua opera nel divulgare e far riscoprire le “parole cantate” come espressione viva e dinamica dell’identità di un intero popolo. Con la sua chitarra e la sua verve, Marasco ha reso il dialetto e le tradizioni popolari accessibili a nuove generazioni, impedendo che andassero perduti.

Il suo repertorio annovera brani che sono entrati a far parte della memoria collettiva popolare. Tra le composizioni più celebri e amate dal pubblico si ricordano titoli iconici e rappresentativi come “L’alluvione”, che fa riferimento a un evento storico cruciale per la città, e le spensierate e vivaci “La lallera”, “La Teresina” e “La Wanda…”.

Gino Bartali

Gino Bartali

Il 18 luglio 1914, in un piccolo borgo chiamato Ponte a Ema, situato nelle immediate vicinanze della splendida città di Firenze, veniva alla luce una figura destinata a diventare una vera e propria leggenda, non solo nel mondo del ciclismo, ma anche in quello dell’umanità: Gino Bartali.

Soprannominato affettuosamente e perentoriamente “Ginettaccio” per il suo carattere deciso, Bartali è stato uno dei più grandi atleti che l’Italia abbia mai conosciuto. La sua carriera agonistica fu costellata di successi straordinari e di prestazioni memorabili. Il suo palmarès vanta la conquista per ben tre volte del prestigioso Giro d’Italia (trionfi ottenuti negli anni 1936, 1937 e, dopo l’interruzione bellica, nel 1946) e di due edizioni del celebre Tour de France (vittorie datate 1938 e 1948). A questi successi si aggiungono innumerevoli altre affermazioni in competizioni e classiche di altissimo livello.

Un elemento che ha segnato un’epoca nello sport italiano fu la sua intensa e appassionante rivalità con l’altro gigante delle due ruote, Fausto Coppi. Il dualismo tra Bartali e Coppi, un confronto tra due stili, due personalità e due fedi sportive opposte (il credente Bartali contro l’agnostico Coppi), andò ben oltre la semplice competizione atletica, dividendo e appassionando l’intera nazione e diventando una delle storie più iconiche di tutto il panorama sportivo italiano.

Tuttavia, l’eredità più profonda di Bartali risiede nelle sue azioni durante il tragico periodo della Seconda Guerra Mondiale. Mosso da un coraggio e un senso etico fuori dal comune, Bartali si prodigò attivamente e segretamente a favore della comunità ebraica perseguitata. Con un rischio personale elevatissimo, sfruttò la sua fama e la libertà di movimento concessa dall’allenamento per trasportare, nascondendoli sapientemente nel telaio della sua bicicletta da corsa, documenti essenziali, come fotografie e carte d’identità false. Questi documenti erano fondamentali per consentire agli ebrei di crearsi una nuova identità e sfuggire così alla deportazione e alla morte.

Questa profonda umiltà e riservatezza nel compiere il bene si riflette perfettamente nella sua celebre massima, un vero e proprio testamento morale: “Il bene si fa ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima e non alla giacca.”

Il valore civile e umano delle sue gesta è stato ampiamente riconosciuto postumo: a Gino Bartali è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valore Civile dalla Repubblica Italiana. Inoltre, a livello internazionale, è stato onorato con l’inserimento tra i “Giusti dell’Olocausto” nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova ed è stato ufficialmente dichiarato Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme.