La lotta tra Guelfi e Ghibellini è uno dei capitoli più caotici, appassionanti e complessi del Medioevo italiano. Non era solo una guerra tra soldati, ma una spaccatura che divideva città, quartieri e persino famiglie.
La leggenda (citata anche da Dante) vuole che la lite scoppiò nel 1216 per colpa di un fidanzamento infranto. Buondelmonte de’ Buondelmonti avrebbe dovuto sposare una ragazza degli Amidei per suggellare una pace, ma la lasciò sull’altare per una Donati. Gli Amidei, offesi a morte, lo uccisero ai piedi del Ponte Vecchio. Da quel sangue, dicono le cronache, nacquero le fazioni guelfa e ghibellina a Firenze..
1. Chi erano e cosa volevano?
In parole povere, la differenza stava tutta nel “capo” a cui fare riferimento:
• Guelfi: Sostenevano il Papa. Credevano che l’autorità della Chiesa dovesse prevalere su quella politica. Il nome deriva da Welf, una dinastia tedesca rivale degli Hohenstaufen.
• Ghibellini: Sostenevano l’Imperatore del Sacro Romano Impero. Volevano che il potere civile fosse indipendente da quello religioso. Il nome deriva da Waiblingen, un castello degli Hohenstaufen.
Guelfi Bianchi e Guelfi Neri
A Firenze le cose si complicarono ulteriormente. Una volta sconfitti i Ghibellini, i Guelfi iniziarono a litigare tra loro:
• Guelfi neri: Fedelissimi al Papa (all’epoca Bonifacio VIII) e molto intransigenti.
• Guelfi bianchi: Più moderati e gelosi dell’indipendenza di Firenze.
Dante Alighieri era un Guelfo Bianco. Quando i Neri presero il potere con un colpo di mano, lui fu esiliato e non rivide mai più la sua città. Gran parte della Divina Commedia è, di fatto, una lunghissima lista di “conti in sospeso” contro i suoi nemici politici.
Palazzo Vecchio ha una forma asimmetrica non è un caso. Quando fu costruito, si decise di non utilizzare nemmeno un centimetro del terreno che era appartenuto alle case degli Uberti (la potente famiglia ghibellina cacciata dalla città). Piuttosto che costruire sulle rovine dei nemici, preferirono lasciare la piazza più larga e il palazzo “spostato”.
I Guelfi e i Ghibellini facevano a gara a chi aveva la torre più alta (status symbol dell’epoca). Quando una fazione prendeva il potere, spesso “scapitozzava” (tagliava la cima) alle torri dei rivali. La torre di Palazzo Vecchio, chiamata torre di Arnolfo, ingloba una torre preesistente chiamata “la Vacca”.
Guelfi e Ghibellini avevano modi diversi di fare quasi tutto. La loro rivalità si rifletteva persino nell’architettura e nei dettagli quotidiani:
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I merli delle mura: L’architettura era un vero e proprio manifesto politico. Osservando un castello se presenta i merli quadrati (guelfi), la costruzione è di parte papale; se invece i merli sono a coda di rondine (a forma di V), il castello è di fazione imperiale, ovvero ghibellino.
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L’abbigliamento e i gesti: La distinzione arrivava ai minimi dettagli. I Guelfi portavano il pennacchio sull’elmo a destra, i Ghibellini a sinistra. Persino gesti banali, come il modo di tagliare il pane e la frutta o la direzione indicata con la mano, potevano tradire l’appartenenza a una fazione.









































































