La città di Firenze, con le sue vie antiche e i suoi palazzi storici, è da sempre teatro di leggende e storie popolari cariche di superstizione. Una di queste narrazioni, che mescola fatalismo e ironia, riguarda un cittadino di nome Anselmo, la cui vita fu ossessionata da un terrificante presagio.
Anselmo era un onesto fiorentino che viveva in Via del Cocomero, l’attuale e ben più nota Via Ricasoli. La sua quotidianità era avvelenata da un’unica e ricorrente angoscia: ogni notte, la sua mente era tormentata dallo stesso incubo. Nel sogno, l’uomo si vedeva aggredito da un feroce leone – il simbolo storico della stessa Firenze, il Marzocco – che lo mordeva crudelmente a una mano prima di sbranarlo interamente. Questo incubo persistente divenne per Anselmo un’ombra da cui non riusciva a liberarsi.
Con il passare del tempo, la paura aumentò e iniziò una disperata ricerca di una soluzione. Un giorno, mentre si trovava a passare davanti alla storica Porta di Balla, la sua attenzione fu catturata da due imponenti leoni in marmo, scolpiti e posizionati ai lati dell’ingresso. Per Anselmo, quei leoni di pietra rappresentavano il mezzo per esorcizzare la sua ossessione onirica. Egli pensò che affrontando il simbolo del suo terrore nella realtà, anche se solo una scultura, avrebbe potuto spezzare la maledizione del sogno, ponendo fine per sempre al suo tormento.
Il suo piano era tanto semplice quanto bizzarro: sfidare il leone di marmo. Avvicinatosi a una delle statue, il povero Anselmo decise di infilare audacemente la propria mano all’interno della bocca spalancata dell’animale di pietra, quasi a voler dimostrare a sé stesso e al destino il suo coraggio.
Purtroppo, la sorte, in una sua beffarda manifestazione, aveva preparato per lui un destino ben peggiore di quello sognato. Per una fatale coincidenza, all’interno della cavità marmorea si era nascosto un velenoso scorpione. Appena Anselmo infilò la mano, l’aracnide, spaventato e irritato, punse il povero malcapitato. La leggenda popolare conclude con un finale tragico e quasi sarcastico: Anselmo, sopraffatto dalla paura e dallo shock di un morso che aveva sognato da tempo ma che era giunto in una forma inattesa, morì all’istante. Non fu il leone a sbranarlo, ma la combinazione di superstizione e sfortuna, culminata nella puntura del piccolo, inatteso aggressore.









































































