ll 7 febbraio 1497, durante il martedì grasso, a Firenze si consumò il celebre Falò delle vanità. Il frate domenicano Girolamo Savonarola, insieme ai suoi seguaci detti “Piagnoni”, organizzò un immenso rogo pubblico in Piazza della Signoria per distruggere tutto ciò che considerava peccaminoso.
I Piagnoni perquisirono l’intera città alla ricerca di oggetti legati al lusso e alla mondanità. Tra le fiamme finirono specchi, cosmetici, vestiti sfarzosi, strumenti musicali e libri giudicati immorali. Vennero bruciati anche quadri e manoscritti di inestimabile valore; persino il noto pittore Sandro Botticelli fu costretto a gettare nel fuoco alcune delle sue stesse opere.
Questo evento rappresentò il culmine del regime religioso e intransigente imposto da Savonarola dopo la cacciata della famiglia Medici e la nascita della Repubblica fiorentina. Il frate combatteva duramente il materialismo e i costumi corrotti del clero.
Tuttavia, la sua rigida opposizione alla Chiesa ne decretò la fine: l’anno successivo, il 23 maggio 1498, Savonarola fu scomunicato da Papa Alessandro VI, condannato a morte e impiccato e bruciato sul rogo nella stessa piazza.









































































