Ugolino cho la Molgle

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L’aneddoto di Ugolino, tramandato da un’insolita iscrizione lapidea, offre uno spaccato affascinante e sorprendentemente personale della vita fiorentina del Medioevo. La storia si concentra su un uomo, un certo Ugolino, che sentì il bisogno non solo di compiere un’impresa spirituale di grande rilevanza, ma anche di epigrafarla su una lapide di marmo affinché la sua devozione e il suo viaggio fossero noti ai posteri.

Il contesto storico di questo singolare atto di auto-celebrazione è fondamentale: l’anno 1300, il primo Anno Giubilare della storia della Chiesa, indetto da Papa Bonifacio VIII. Questo evento eccezionale prometteva la remissione plenaria di tutti i peccati a coloro che avessero compiuto un pellegrinaggio a Roma e visitato le basiliche stabilite. Migliaia di pellegrini si riversarono nell’Urbe, e tra loro, con la sua inseparabile compagna, c’era il nostro Ugolino.

L’iscrizione, risalente proprio a quell’anno di fervore religioso, era posizionata in quella che all’epoca era conosciuta come via della Fogna, un nome decisamente meno altisonante dell’attuale Via da Verrazzano a Firenze. Il testo, redatto in latino come era consuetudine per le commemorazioni ufficiali, aveva l’intento di celebrare a perpetua memoria l’ atto di fede di Ugolino.

Tuttavia, è nelle ultime righe che l’incisione abbandona il rigore del latino e l’ufficialità della pietra, per cedere il passo a una nota di autentica e commovente semplicità popolare. Qui, Ugolino rompe la convenzione e, forse per assicurare che il messaggio fosse inequivocabile a tutti, conclude il suo resoconto con una frase in volgare, che è giunta fino a noi e ha reso celebre questa lapide:

… “E ANDOVVI UGOLINO CHO LA MOLGLE” .

Questa frase testimonia l’importanza di quel viaggio sia come impresa religiosa individuale, che come esperienza di coppia, suggellando la lapide non solo con la fede, ma con l’amore e la condivisione.

Ciao Ugolino!

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