Il Diavolino del Giambologna (il cui nome ufficiale è Satiro con Portabandiera) non è solo una pregevole opera scultorea in bronzo, ma un vero e proprio simbolo del folklore e della storia urbana di Firenze. Realizzato dal celebre scultore fiammingo Jean de Boulogne, noto in Italia come Giambologna, questo piccolo diavoletto alato e portabandiera fu strategicamente posizionato nell’angolo del palazzo che separa Via Vecchietti da Via Strozzi, un incrocio che i fiorentini chiamano da secoli il “Canto del Diavolo”.
La scultura non fu installata lì per puro caso, ma per commemorare, o forse esorcizzare, un evento leggendario di origine medievale che si sarebbe svolto proprio in quel punto, teatro di un presunto miracolo cristiano.
La leggenda narra che nel lontano 1243, in un periodo di forti tensioni religiose e dottrinali, il frate domenicano San Pietro Martire stava tenendo una predica di fronte a un gran numero di fedeli radunati in strada. L’evento fu interrotto da un’apparizione terrificante: si racconta che il diavolo in persona si manifestò improvvisamente sotto le spoglie di un cavallo nero e imbizzarrito. L’animale, simbolo del male e del caos, si lanciò con furia cieca contro la folla di credenti, cercando di seminare panico e interrompere l’orazione del Santo.
San Pietro Martire, con prontezza e fede incrollabile, reagì immediatamente: alzò la mano e fece il segno della croce nella direzione dell’animale inferocito. Questo gesto sacro fu sufficiente per spezzare l’incantesimo diabolico. Il cavallo nero fu messo in fuga e scomparve, lasciando sul posto solo il ricordo del prodigio. La scultura del Giambologna, installata secoli dopo, servì quindi come monito visibile del trionfo del bene sul male, fissando per sempre il luogo della cacciata del demonio nel cuore pulsante di Firenze.









































































