La porticina della fuga rappresenta un significativo e poco noto elemento storico, la cui esistenza è strettamente legata alla figura del suo committente, il Duca di Atene, Gualtiero di Brienne. Questo nobile di origine francese fu chiamato a Firenze con l’iniziale promessa di riportare l’ordine e la stabilità in un periodo di grande turbolenza politica e sociale, assumendo la carica di governatore.
Tuttavia, il Duca si rivelò rapidamente un tiranno spietato. Il suo governo, improntato sulla forza bruta, sulla soppressione delle libertà civili e su un’ostentata arroganza, trasformò ben presto la speranza iniziale dei fiorentini in profonda insofferenza e odio. Gualtiero, nella sua lucida consapevolezza della fragilità del consenso popolare e della rapidità con cui gli animi si infiammano, prese una precauzione che, col senno di poi, si rivelò lungimirante: la costruzione di una via di fuga segreta all’interno della sua residenza di governo, l’attuale Palazzo Vecchio.
Effettivamente, il Duca “ci aveva visto lungo”. La sua condotta dittatoriale non poté essere tollerata a lungo dal fiero popolo fiorentino. Dopo neanche dieci mesi di regime oppressivo, l’esasperazione della cittadinanza sfociò in una violenta e unanime ribellione. La rivolta popolare culminò il 26 luglio del 1343, una data che segnò la liberazione della città dalla sua oppressiva autorità. I fiorentini, insorti con determinazione, lo costrinsero alla vergognosa e precipitosa fuga da Palazzo Vecchio.
Fu proprio in quel drammatico momento che questa piccola porta, pensata in segreto per la sua sicurezza personale, si rivelò estremamente utile. La via di fuga, strategicamente posizionata a destra di Palazzo Vecchio, si apre su Via della Ninna. Grazie a questa uscita nascosta, il Duca riuscì ad evitare l’ira della folla e a lasciare la città, ponendo fine, in modo inglorioso, al suo breve e dispotico periodo di potere a Firenze.









































































